Maschio Angioino

Antisala dei Baroni - Napoli

Sabato 26 Ottobre 2002


Pubblichiamo in questo numero alcuni degli interventi che si sono succeduti. Durante i vari convegni organizzati per celebrare il ventennale della costituzione della nostra Associazione.

È stata una scelta obbligata in quanto ogni intervento è stato interessante e per problemi di spazio abbiamo dovuto purtroppo operare dei tagli. Favorendo quegli interventi che sono stati di più ampio interesse per tutti. Tra l'altro abbiamo scelto con entusiasmo uno scritto del Prof. Luciano Scateni, moderatore della prima giornata, in quanto, a nostro dire, ha saputo meglio cogliere e tradurre in emozioni i sentimenti di chi vive la condizione di genitore, con tutti i dubbi, le amarezze, i problemi e le gioie che sono veramente tante. Un grazie di cuore dunque a questo "nostro amico" ed a tutti coloro che con la loro presenza ed il loro intervento hanno dimostrato sensibilità ed attenzione alla nostra quotidianità.



Lettera per una bambina speciale

Cara, dolce figlia mia

malgrado il tuo aspetto di creatura che la

natura ha voluto somaticamente diversa,

esposta a patologie di imprevedibile gravità,

sei la mia intelligente, acuta e arguta dirimpettaia

in questo dialogo a cui ho pensato per molti anni

e che solo ora diventa parole e sguardi e mano nella mano.

Io e la tua mamma sapevamo.

Saresti stata la nostra bimba con sindrome di Down.

Per un attimo i nostri occhi si sono incontrati

e si son chiesti "che fare?"

Che fare di una vita ancora incompiuta,

di una figlia così teneramente voluta?

Per un attimo abbiamo sfiorato l'idea di soffiare forte su di te

e di lasciarti volare di nuovo

in quel "chissà cosa" che è l'ignoto da cui veniamo.

Insieme, perché questa è la nostra vita di sposi,

abbiamo "rivisto" altre creature come te

attraversare il mondo quasi nascoste alla vista degli estranei

e talvolta dei parenti, degli amici.

Al contrario abbiamo ricordato bambini esibiti

con finta spavalderia, come a dire

"non vi azzardate a guardare mio figlio come un diverso",

sfidando la società dell'incultura e del pregiudizio.

Per l 'uno e per l 'altro caso abbiamo cercato risposte

nelle nostre coscienze, nel profondo,

dove i sentimenti sono liberi di esistere senza condizionamenti.

Intuendo che era giunto il tempo della tua consapevolezza,

quando il giudizio propone critiche e censure,

ci siamo detti che, pur ancorata alla vita

come tutte gli esseri umani, avresti potuto chiederti ragione

di una scelta che ti avrebbe destinato a una vita difficile

e forse molto dolorosa.

Ma abbiamo costruito il nostro percorso di coppia

su tenaci convincimenti di solidarietà e amore

per gli altri: figurarsi per la nostra bambina.

Così è nata la decisione di avvolgere il nostro rapporto

con te di attenzioni, affetto, protezione, cure amorevoli, doni e,

per quanto possibile, di felicità.

Così è stato, ma siamo prigionieri come tanti nostri simili,

genitori di bambini con sindrome di Down,

della pena di saperti diversa, fragile, dipendente dal nostro amore,

che accompagna la tua vita senza risolvere le difficoltà

e per esempio gli ostacoli ad un normale progresso intellettivo,

con prospettive di esclusione dal mondo del lavoro

e delle relazioni interpersonali,

di timori per il rischio di malattie e menomazioni.

Nuove angosce ci hanno assalito.

Chi ci ha dato il diritto di scegliere per te?

L 'amore ci assolve, la razionalità, a volte, ci sembra che

condanni l'amore.

Poi abbiamo conosciuto Carlo,

il suo papà, sua mamma.

Carlo è un giovane uomo che emana simpatia e certezza di sé.

Carlo è lieto della vita,

perché si è costruito un lavoro appassionante

che non deve a nessuno e perché nel suo cuore

c'è amore ricambiato per una giovane donna

e perché i suoi genitori lo hanno sottratto tempestivamente

a campane di vetro e protettorati affettivi,

assegnandogli la responsabilità di essere una persona

e non il simulacro di uomo a metà:

Carlo ha i tratti del volto dei Down,

ma nemmeno te ne accorgi.

Miracolo?

Men che mai. Semplicemente il risultato possibile

di un'operazione culturale che ha sottratto

Carlo agli "eccessi" d'amore del padre e della madre.

Cara, dolce figlia mia,

prova a perdonarci.

Senza dircelo, io e la mamma abbiamo vissuto

un identico dramma, per non aver interrotto il tuo cammino

di embrione, condannandoti a una vita Down.

Ci voleva Carlo e il suo cammino spedito nel mondo,

la sua gioia di vivere, la sua normalità,

per liberarci dalla prigionia psicologica e affettiva

che ti ha avvolto di tenerezze impedendoti di evolvere

secondo le tue straordinarie potenzialità.

Vai dunque per la tua strada, senza paura

e senza la tutela estrema che i nostri sensi di colpa

ti hanno imposto all'inizio della vita


Prof. Luciano Scateni