"Oltre la (Ri)Abilitazione"

Palazzo della Provincia di Salerno - Salone G. Bottiglieri

Sabato 23 Novembre 2002



FUORI DAGLI SCHEMI


Per un Riabilitatore risulta sicuramente difficile affermare i limiti oggettivi della cosiddetta Scienza Riabilitativa. Sono anni ormai che abbiamo verificato i limiti nell'offerta dei Servizi Riabilitativi intesi come modelli standardizzati e spesso obsoleti. Se siamo scienza per davvero, abbiamo il dovere sempre e comunque di avvalorare le nostre tesi, di supportare scientificamente le scelte operative.

Questo per la verità non accade spesso, anzi si rischia di optare per un intervento generico e poco rispondente ai reali bisogni del disabile, soprattutto in riferimento al suo "momento patologico".

Siamo tutti riabilitatori se lo vogliamo, è tutto riabilitazione se ci crediamo, dimenticandoci o meglio sottovalutando la necessità di strategie innovative che confermino l'ipotesi scientifica: un intervento significativo per l'operatore e significante per l'utente stesso.

Il tema provocatorio del mio intervento va ricercato in questa breve premessa, oggi non è più possibile continuare ad intendere la Riabilitazione come metodo di cura generico, c'è bisogno di una vera e propria rivoluzione culturale che, partendo dai limiti di cui sopra, possa veramente proporre qualcosa di nuovo; pensiamo veramente che oggi possiamo proporre ad una persona con Sindrome di Down "chiuso" in un'offerta residenziale o semiresidenziale da oltre 10 anni, un'ipotesi riabilitativa classica? La storia della riabilitazione negli ultimi decenni è cambiata molto: dalla motivazionale alla neuromotoria, dalla cognitiva alla psicomotricità e così via passando da una serie infinita di metodi e metodiche che hanno tralasciato l'aspetto più importante... la centralità del paziente.

Un soggetto di diritto che deve necessariamente essere protagonista di quel progetto, di quel programma specifico e non semplice soggetto passivo. Questa è la sfida del Terzo Millennio capire veramente i bisogni del paziente cercando di normalizzare, al meglio delle nostre possibilità, una vita che qualcuno (forse) vuole diversa. Personalmente ho approfondito i metodi di lavoro delle Comunità Terapeutiche, quelle per  tossicodipendenti e malati di mente per capirci ed ho cercato dal 1996 con le dovute modifiche di proporre "un nuovo fare". A quella persona con Sindrome di Down oggi il nostro gruppo denominato Rete Solidale (sedici strutture collegate in rete operanti nelle provincie di Salerno ed Avellino) offre una serie di concrete possibilità dove l'obiettivo principale è l'Integrazione Sociale.

Utilizziamo per esempio lo Sport, per carità non quello agonistico fine a se stesso, ma sport come metodica socio riabilitativa per l'inserimento della persona diversamente abile. Pratichiamo dodici discipline con tecnici, preparatori atletici ed operatori specializzati impegnati in attività sportiva quotidiana per undici mesi l'anno.

Abbiamo realizzato un Consorzio di Cooperative Sociali (Handy Care) dove formiamo ragazzi e ragazze in progetti professionali anche qui con un obiettivo preciso: l'Inserimento Lavorativo.

Gestiamo a Salerno e provincia numerosi servizi, dal trasporto alla ristorazione, dal turismo all'editoria che coinvolgono armonicamente persone in difficoltà. Sport e lavoro rappresentano quindi due metodi innovativi di intendere la riabilitazione; un altro esempio è il gruppo teatrale dove grazie alla collaborazione di attori professionisti siamo riusciti non ad organizzare l'odioso spettacolino di Natale nel chiuso di un Centro (sempre lo stesso forse da vent'anni) ma abbiamo avuto il coraggio di portare in scena lavori di grande livello artistico esibendoci nei più importanti teatri della nostra regione.

In definitiva potremo sicuramente affermare che questo nuovo concetto di riabilitazione possa abbattere le mura dei Centri di Riabilitazione inondandoli di nuova luce e soprattutto di nuovi significati, ovviamente non per noi ma per i nostri amici. Alla fine il cosiddetto Terzo Settore è proprio questo ma francamente riteniamo poco praticabile, almeno in tempi brevi, un'ipotesi del genere poiché tutto ciò mette in discussione il nostro fare. Mettersi in discussione significa mettere in gioco ruoli, competenze e strategie operative, "significa verificare il lavoro svolto", verificare se quell'ipotesi iniziale sia stata rispettata, c'è bisogno quindi di un monitoraggio continuo, longitudinale e questo, spesso, può evidenziare errori tecnici o veri e propri fallimenti riabilitativi. Abbiamo però la necessità di un nuovo fare che aiuti la Riabilitazione ad uscire dall'angolo: da sorella povera del Pianeta Sanità a branca fondamentale della Medicina.

Tutto utopia? Sicuramente sì, se pensiamo che la riabilitazione in Italia e soprattutto nel  Sud è completamente delegata ai privati e difficilmente un Centro dimetterà un paziente per cercare d'inserirlo per esempio in una Cooperativa Sociale.

La speranza quindi potrebbe basarsi su due aspetti: da una parte quella rivoluzione culturale a cui facevo riferimento prima, dall'altra (sembra paradossale) la devastante crisi economica che attanaglia la Sanità ed in modo particolare il nostro settore, obbligandoci comunque a scelte radicali e coraggiose.


Dr. Antonello Di Cerbo

Presidente Consorzio Handy Care

Direttore Regionale Special Olimpic Italia



Legge 328/00 svolta epocale o ennesimo fallimento?


La recente legge del 18 ottobre 2000 n°328, "legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali" ha introdotto importanti novità nel campo dei servizi sociali.

Per la prima volta sono stati introdotti principi come la non- discriminazione, l'eguaglianza di opportunità e la qualità della vita per garantire i diritti di cittadinanza ed il rispetto dei diritti umani.

Oggi si è arrivati alla piena consapevolezza che il concetto di pari opportunità non deve essere rivolto esclusivamente a tematiche inerenti l'eguaglianza uomo-donna, bensì bisogna allargare il concetto a quelle che sono problematiche di inclusione da parte di ogni soggetto nel contesto sociale.

Il mondo del Terzo Settore nella piena condivisione dei principi di non- discriminazione e d'inclusione sociale, si pone come organo di raccordo in quelle che saranno le iniziative intraprese dagli Enti Locali, mondo del no-profit e associazioni di volontariato, inoltre sarà parte attiva nella creazione di un dibattito produttivo su temi trattati dalla Legge 328 (sostegno alle responsabilità familiari, tutela dei minori, sostegno alle persone anziane non autosufficienti o con disabilità grave, lotta alla povertà).

Questi momenti si pongono come obiettivo quello di costruire una nuova visione del Welfare. Un Welfare locale e comunitario, un Welfare che punti sui servizi alla persona, alla famiglia, che aumenta e qualifica la spesa sociale, che si prefigge di migliorare la qualità della vita  di tutti e di creare più elevati livelli di coesione sociale. Possiamo dire una svolta epocale per i contenuti: il soggetto è alla base del servizio, si esce così da una pura visione assistenzialistica e si comincia a parlare di personalizzazione dei  servizi dove l'utente può pensare ad un proprio progetto di vita in base alle sue esigenze senza dover adattare la propria domanda.  Non parlerei di fallimento bensì di una difficoltà dovuta al sostanziale cambiamento.

Dr.ssa Anna Petrone

Consigliere Nazionale U.I.L.D.M.