Lavoro: il pubblico riapre le porte, ma l’emergenza rimane

Data: 2013-09-08 23:09:38

http://www.corriere.it/ di Simone Fanti
Che sia un atto di buona volontà o che sia una pezza che copre un errore precedente poco importa.

Il decreto legge in materia di Razionalizzazione nella Pubblica Amministrazione, in vigore dal primo di settembre di quest’anno, contiene una deroga al divieto di nuove assunzioni per le amministrazioni con personale in eccedenza.

Di fatto la norma (articolo 7, commi 6 e 7), proposta dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Enrico Giovannini, riapre le porte lavorative della pubblica amministrazione alle categorie più deboli. Una boccata di ossigeno nell’asfittico mercato del lavoro che si affianca allo stanziamento – promesso – di 32 milioni di risorse in più per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. «In occasione del decreto lavoro» ha spiegato il ministro Giovannini alla giornata conclusiva della conferenza sulla disabilità di Bologna a metà luglio, «possiamo aumentare da 2 a 12 milioni quest’anno e a 22 milioni l’anno prossimo il fondo per le assunzioni dei disabili». Segnali positivi ma anche obbligati.

Dopo il recepimento da parte dello Stato italiano della Convenzione Onu sulla disabilità, infatti, il lavoro è diventato un diritto anche per chi vive con disabilità.

«Si tratta di una rivoluzione copernicana che impone allo Stato una serie di passaggi», spiega Pietro Checcucci, ricercatore Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori un ente nazionale di ricerca sottoposto alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali) «per porre degli aggiustamenti agli squilibri del mercato del lavoro facilitando l’ingresso di persone con disabilità».

A luglio è arrivata anche la bocciatura dell’Europa: «l’Italia non ha fatto abbastanza per abbattere le barriere, fisiche, normative e psicologiche, per consentire l’ingresso alle persone con disabilità nei normali percorsi lavorativi» (Leggi Quell’esigenza vitale chiamata lavoro)

Basteranno gli interventi? Ecco i numeri presentati da Isfol al Parlamento nella Relazione sullo stato di attuazione delle norme per il collocamento obbligatorio e mirato delle persone disabili (biennio 2010-2011 gli ultimi disponibili): nell’anno di riferimento sono stati avviati al lavoro 22.023 persone con disabilità, ma gli iscritti alle liste provinciali speciali del lavoro sono circa 644 mila (circa la meta nel Sud), di cui quasi 65.800 nuovi. Le donne, pur essendo 48% del totale hanno meno possibilità di entrare nel mondo del lavoro: ogni 10 assunzioni 6 sono maschili e 4 al femminile.

Interessante notare che risultano anche 11.600 immigrati con disabilità (erano 7023 nel 2008) e sono concentrati nelle aree del Nord Ovest e del Nord Est. Solo 693 hanno trovato un posto (leggi anche Migranti con disabilità? Seduto al loro posto sarei scappato anch’io) Che qualcosa non vada è evidente, ma se qualcuno ancora dubitasse ecco qualche dato del Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità: «nel comparto privato, sulla quota di riserva di 228.709 risultavano 48.375 posti disponibili nel 2010 e sulla quota di riserva di 143.532 risultavano 28.784 posti disponibili nel 2011».

E il pubblico non è migliore: il blocco delle assunzione previsto dal governo, a cui il decreto legge ha posto rimedio ha bloccato l’ingresso di persone con disabilità. Nel pubblico «erano 74.741 i posti riservati nel 2010, che sono scesi a 34.165 nel 2011. A diminuzione della quota di riserva di quasi 40.576 posti, è corrisposto un numero di scoperture proporzionale: 13.863 posti disponibili nel 2010 e 8.591 nel 2011».

Sorprende poi un altro dato il tasso di scopertura. «Il 21% delle richieste rimane senza risposta e inevaso», spiega Checcucci. «Talvolta per un difetto nella procedura di matching, di confronto tra domanda e offerta, altre volte perché alcune aziende per non ottemperare agli obblighi di legge e non pagare la relativa sanzione, lasciano richieste con caratteristiche tali da non trovare un corrispettivo profilo».

Se il privato preferisce pagare l’ammenda, il pubblico non è da meglio. «secondo i dati di cui disponiamo», spiega Claudio Soldà, segretario generale della Fondazione Adecco per le Pari Opportunità, «Il settore pubblico inserisce solo un lavoratore su sette che avrebbero diritto se venisse applicata alla lettera la legge 68/99.

La deroga e l’incremento dei fondi sono due segnali importanti, ma forse più frutto dell’azione di lobby delle associazioni che non di una seria valutazione politica.

Recentemente la Spagna ha introdotto una legge che potremmo valutare anche da noi, una sorta di outplacement sponsorizzato delle persone con disabilità». In pratica l’azienda che non può o non vuole rispettare le norme in fatto di assunzione di disabili può girare il corrispettivo delle posizioni che dovrebbe coprire a un’altra società, di solito che opera nel no profit, che si impegna con quel denaro ad assumere una persona con disabilità.

«I risultati», conferma Soldà, «si sono visti. Nonostante la crisi sono state inserite molte più persone rispetto al periodo precedente»

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