Dall’Arin all’Abc, cosa cambia per l’acqua di Napoli?

Data: 2013-09-11 09:51:05

Il mese scorso, la Giunta del Comune di Napoli ha deliberato per la trasformazione dell’Arin da Società per azioni in Azienda di diritto pubblico. Nasce quindi ABC, Acqua Bene Comune, il primo, importante passo verso la ripubblicizzazione del servizio idrico nella città partenopea.

Per approfondire questa nuovissima realtà, Giorgio Budillon presidente del Rotary Club Castel Sant’Elmo, ha invitato l’altra sera nel salone del Grand Hotel Parker’s in occasione di una conviviale, l’assessore ai Beni Comuni Alberto Lucarelli, docente di diritto costituzionale all’Università Federico II e promotore di un referendum che ha coinvolto ben 27 milioni di italiani, nel giugno 2011.

“Il tema dei beni comuni e dell’acqua pubblica in particolare – ha esordito il conversatore - sono diventati ultimamente centrali per i cittadini che hanno espresso così un senso forte di appartenenza e di cittadinanza attiva”. Ma cosa vuol dire Bene Comune?

Il termine nasce dalla consapevolezza che in tutto il mondo le più recenti trasformazioni del diritto hanno prodotto l’emersione a livello costituzionale, normativo, giurisprudenziale e di politica del diritto della categoria dei beni comuni che esprimono utilità funzionali e vanno collocati fuori commercio perché appartengono a tutti e non possono in nessun caso essere privatizzati.

L’acqua bene comune è radicalmente incompatibile con l’interesse privato al profitto e alla vendita. Da accademico quindi a partecipazione attiva, l’assessore Lucarelli si è trovato a stendere un primo testo di governance dell’acqua, pubblica ma partecipata perché non riproponesse più quelle devianze fatte fino al 2000 e che avevano devastato le strutture.

“Attraverso una serie di studi – ha continuato l’assessore - si è visto che i monopoli naturali non possono finire nel monopolio privato: bisogna garantire i diritti dei consumatori tutelando l’ambiente e senza aumentare le tariffe”.

Il bene comune come tale, risale addirittura al diritto romano. Poi la categoria del dominus scompare nel medio evo per riapparire più tardi quando la maggioranza comprese che occorreva un’altra istituzione con interessi collettivi.

            Nel 2006 è stata quindi istituita la cosiddetta Commissione Rodotà, che ha per prima cosa, modificato il codice civile. Dopo molte vicissitudini, tra le quali la caduta del Governo nel 2008 e varie battaglie, si è arrivati alla grande mobilitazione con il referendum e la vittoria dell’acqua come bene comune.

A Napoli unica città d’Italia, a pochi giorni dal referendum, c’è stata una richiesta di gestione più vasta e si è venuto costituendo un nuovo soggetto: non più Arin dunque, ma ABC acqua Bene Comune Napoli, nuovo modello con nuovo consiglio attraverso un comitato di sorveglianza dei cittadini che deve verificare non solo la gestione, ma anche l’informazione, la partecipazione e la trasparenza.

“Ma soprattutto – ha concluso l’assessore Lucarelli – quella capacità di resistere agli errori del passato: tutto viene messo in rete e grazie a questo rapporto con la cittadinanza attiva, ci sarà una cooperazione di sviluppo, oltre ai 50 litri di gratuità a persona”.

Una grande sfida questa che ha già avuto riscontri e premi da Parigi e da Marsiglia.

di Alessandra Giordano

10/11/2012

http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=39007