Niente borsa di studio per un ragazzo Down: il qui pro quo tra Camst e Alberto. Con le scuse finali.

Data: 2013-10-07 20:29:09

Il malinteso deriva dalla scarsa sensibilità di una dirigente: per questo una borsa lavoro alla mensa della materna sarebbe stata rifiutata da Camst - La Ristorazione italiana ad Alberto, 19enne con sindrome di Down. Dopo le scuse e le verifiche, l'esperienza è pronta per partire.

GORO (Ferrara) - Un qui pro quo, complice la scarsa sensibilità di una responsabile: è così che Antonella Pasquariello, presidente di Camst - La Ristorazione italiana, definisce l'episodio che avrebbe portato al rifiuto di una borsa lavoro di 2 mesi ad Alberto, ragazzo con sindrome di Down, alla mensa della scuola materna statale cittadina. La storia di Alberto, infatti, è a lieto fine: comincerà a prestare servizio appena tutti i documenti saranno pronti, intorno alla metà di ottobre. Negli ultimi giorni, però, era finita sulla bocca di tutti, fino ad arrivare nelle sale del consiglio comunale. Tutto è cominciato quando una dirigente Camst avrebbe detto di non essere interessata ad assumere il giovane con una borsa lavoro - su proposta di Asp, Azienda servizi alla persona - per una serie di motivi, tra i quali l'impossibilità di affiancargli un tutor. "I referenti del Comune ci hanno detto che si sarebbero fatti carico di inserire il giovane, anche facendosi aiutare dal resto del personale della mensa. Nessuno ci ha sollecitato ulteriormente, credevamo che la faccenda fosse chiusa", spiega Camst.

"Ad Alberto non serve un tutor", puntualizza il padre, Fausto Giannella, consigliere comunale e capogruppo dell'opposizione in Comune a Goro. Alberto, la scorsa primavera si è diplomato all'Istituto Alberghiero Remo Brindisi con un punteggio di 92/100. Quest'estate ha lavorato - con un normale contratto di assunzione - in un camping del Lido degli Scacchi come cameriere. "Per fortuna, la sua disabilità non compromette le sue competenze sul lavoro", commenta Giannella. Al termine della stagione, i titolari, soddisfatti del suo lavoro, gli hanno proposto un contratto a tempo indeterminato, ma Alberto, d'accordo con la famiglia, ha preferito rifiutare: troppo lontano. Una nuova possibilità lavorativa è arrivata pochi giorni fa con Asp: una borsa lavoro di integrazione sociale, una collaborazione a costo zero. "Ho chiesto a mio figlio dove gli sarebbe piaciuto svolgerla. Non ha esitato un attimo, mi ha chiesto immediatamente di tornare alla mensa della scuola materna, dove era già stato per precedenti esperienze di stage". L'idea incontra l'entusiasmo di sindaco e giunta ma, soprattutto, è accolta con grande soddisfazione dal personale della scuola, che considera Alberto di famiglia. Così, prende il via l'iter: il responsabile comunale contatta Camst, titolare dell'appalto della mensa, ma si sente rispondere "non siamo interessati". Il padre chiama direttamente l'azienda: il risultato non cambia. Sceglie, così, di parlare ai giornali per denunciare il rifiuto. Mauro Malaguti, consigliere in Regione, chiede alla Giunta di fare chiarezza.

La risposta di Camst non si fa attendere: secondo l'azienda, la dirigente con cui il padre ha parlato non sarebbe stata al corrente della situazione né in grado di prendere una decisione a proposito. Per questo, sarebbero già stati avviati dei provvedimenti nei suoi confronti. Peraltro Camst nei primi 9 mesi dell'anno ha già attivato 103 borse lavoro o tirocini con amministrazioni, Asl e associazioni socio assistenziali. Inoltre, ha in squadra 103 lavoratori disabili (la legge ne prevede l'assunzione di 73). "Le scuse sono più che sufficienti: io e mia moglie vogliamo solo ed esclusivamente la felicità di Alberto che, 19 anni fa, ha cominciato un percorso di successo verso una piena integrazione nella società", commenta felice il padre. (Ambra Notari)

3 ottobre 2013

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