Vivere "per" o "sulla" disabilità?

Data: 2013-11-26 19:00:43

A proposito della differenza tra chi vive “sulle persone con disabilità”, anziché “per le persone con disabilità”, queste ultime, insieme alle loro famiglie, «hanno bisogno innanzitutto – scrive Giorgio Genta – di non essere infastidite, vessate o tormentate e quindi necessitano di adeguati servizi, così come ne necessitano tutti i cittadini. Se poi i servizi mancano, allora può andar bene anche un congruo indennizzo». Merita certamente qualche altra riflessione l’antipatico tema di coloro che vivono “sulle persone con disabilità”, anziché “per le persone con disabilità”, già sfiorato in un mio precedente articolo [“Credi a chi vive ‘con’ la disabilità”, N.d.R.].

Tra conferenze nazionali per le inesistenti politiche per la disabilità; creazione di disability manager con ricche prebende remunerative e compiti di coordinamento vagamente filosofici; piani pluriennali emessi come fossero Buoni del Tesoro, ma in realtà “Buoni a Nulla”; professionisti di varie discipline medico-giuridico-umanistico-comunicative che pontificano a spese dei contribuenti in fatui convegni puntualmente ripresi dalla televisione – per carità, riprendete solo l’oratore di turno e non la platea o al massimo le prime due file di otto poltroncine, altrimenti si vede che la sala è praticamente deserta e il rapporto tra relatori e pubblico di 2 a 1 -; intere pagine di quotidiani acquistate da cosiddette cooperative sociali per pubblicizzare fantomatiche attività assistenzial-riabilitative, con immancabile simposio auto laudativo, presieduto dall’Assessore Regionale o dal Viceministro competente… Ecco, tutte queste per così dire brave persone e le loro conventicole costano dannatamente e non aiutano per nulla le vere necessità di chi con la disabilità vive.

Molto semplicemente chi vive con disabilità ha bisogno innanzitutto di non essere infastidito, vessato o tormentato e quindi necessita di adeguati servizi, così come ne necessitano tutti i cittadini. Se poi i servizi mancano, sono carenti, sono inaffidabili, allora può andar bene anche un congruo indennizzo, che serva alla persona con disabilità e/o alla sua famiglia a rimediare a tanto sfacelo.

In altre parole, “Stato leggero, indennità pesante”, con buona pace dei liberisti, della finanza creativa, della Banca Mondiale, della Banca Centrale Europea e persino del Presidente dell’INPS!

di Giorgio Genta


22 novembre 2013

http://www.superando.it/2013/11/22/vivere-per-o-sulla-disabilita/