Con Pino Daniele muore il simbolo dell’ironia e della rabbia di Napoli

Data: 2015-01-06 09:37:49

La città piange la scomparsa improvvisa dell’artista che più di altri aveva saputo capire la sua sofferenza, abbattendo con la musica barriere e pregiudizi. Innumerevoli nelle sue canzoni i riferimenti ai drammi sociali e alle povertà

NAPOLI - Le parolacce dette non per colore ma per rabbia, l’insofferenza del sentirsi propinare ancora una volta ‘Na tazzulella ‘e cafè invece di una mano concreta, la storia di una transessuale e quella di una prostituta, e tutte le paure di un popolo che cammina sott’'o muro, strette nel tuppo dei capelli neri di Donna Cuncetta. E Napoli, carta sporca che nessuno conosce davvero: ciao Pino, oggi nun basta ‘na jurnata ‘e sole.

Sono tanti i temi sociali toccati da Pino Daniele nelle sue canzoni. La sua scomparsa, questa mattina per un infarto all’età di 59 anni, rende triste tutto il popolo napoletano: non solo perché ha perso un artista unico nel suo genere, ma che, in questo lunedì, quasi come se fosse diventato tutto insieme protagonista di una delle sua canzoni più note e malinconiche, Allora sì, sente di aver perso uno dei simboli della sua forza ironica e rabbiosa. Quella di un popolo che agli accomodamenti del potere rispondeva con la pazzia di essersi “scassato ‘o cazz”. Ma a far grande Pino Daniele, è stata anche la sua capacità di mettere in musica, e dunque contribuire a diffondere, l’assenza di pregiudizi e di barriere.

Ciro Ardito, dirigente della cooperativa sociale “Era” e già presidente della cooperativa sociale “Il Calderone”, racconta così la sua partecipazione alle iniziative di piazza quando era ancora uno sconosciuto: “Era vicino al mondo sociale: chi più di lui poteva parlare di questa Napoli così difficile da capire? Attraverso le canzoni manifestava tutto il malessere di questa città.”

È vero: se oggi, senza alcuna distinzione di classe o quartieri, Napoli si organizza un flashmob per tornare in Piazza del Plebiscito e per salutarlo, è proprio perché Pino Daniele non conosceva ostacoli: non nel linguaggio - tra dialetto, italiano e inglese -, non nel trattare temi e diritti che avrebbero avuto riconoscimento solo vent’anni dopo (basti pensare a Chillo E' Nu Buono Guaglione o a Quanno Chiove), non nel dare dignità e poesia ai mestieri più poveri, il venditore ambulante, ma anche chi fatica a sera e chi fa ‘e cartune.

A 18 anni ha composto Napul’è: è stato il manifesto suo, della città e, durante uno dei periodi più neri - l’emergenza rifiuti del 2008 – di una possibile rinascita, per quanto non mancarono le polemiche (l’artista appoggiò l’iniziativa “Napoli non è una carta sporca” dell’allora ministro Stefania Prestigiacomo). Ha cantato i piccoli rituali dell’esistere, la speranza sempre e comunque sola e a chi dice umanità ha risposto: ammore ammore ammore.

(Raffaella R. Ferré)

05 gennaio 2015

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